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Sintesi degli studi su CCSVI e sclerosi multipla


Nel tentativo di trovare la causa e i trattamenti più efficaci per una malattia complessa e imprevedibile come la sclerosi multipla, la National MS Society sta perseguendo tutte le strade di ricerca promettenti che possono portare a migliori trattamenti e, in definitiva, a una cura.
Tra queste, l’ipotesi formulata da Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara in Italia merita un’attenta valutazione mediante studi di ampie dimensioni.

Studi

Uno studio presentato al 2011 ECTRIMS/ACTRIMS Conference è stato pubblicato su PLoS ONE. Kresimir Dolič, Robert Zivadinov e colleghi ( University at Buffalo, New York - Stati Uniti ) hanno esaminato i risultati riguardanti 252 persone che erano parte di un gruppo di controllo senza malattia nota del sistema nervoso, che erano stati sottoposti a valutazione per CCSVI. In seguito sono stati valutati per i fattori di rischio per la diagnosi di CCSVI.
I ricercatori hanno riscontrato che il 27.8% del gruppo aggregato soddisfaceva i criteri di CCSVI.
In questo gruppo, i fattori che erano più frequenti, rispetto a quelli che non avevano incontrato i criteri di CCSVI, hanno incluso le malattie cardiache ( in particolare soffi cardiaci ), mononucleosi infettiva ( che è anche un fattore di rischio per la sclerosi multipla ) e la sindrome dell'intestino irritabile.
Non è stata riscontrata una correlazione tra l’avere un legame familiare con la sclerosi multipla e l’aumento del rischio di soffrire di insufficienza venosa cronica cerebro-spinale.

Robert Zivadinov ( University at Buffalo, New York - Stati Uniti ) e colleghi hanno pubblicato uno studio controllato di prevalenza in cieco ( Neurology 2011 ), originariamente presentato nel 2010 durante l’American Academy of Neurology ( AAN ) Meeting, in cui era stata condotta una valutazione mediante Doppler transcranico ed extracranico su 499 persone. Tra i partecipanti c'erano 289 persone con sclerosi multipla,163 controlli sani, 26 con altre malattie neurologiche, e 21 con sindrome clinicamente isolata.
I ricercatori hanno trovato un aumento della prevalenza di CCSVI nei pazienti con sclerosi multipla, anche se in misura inferiore a quanto inizialmente riportato, e hanno anche trovato insufficienza venosa cronica cerebrospinale tra i partecipanti senza sclerosi multipla.
In base a come sono stati considerati i casi borderline, i tassi di CCSVI sono stati i seguenti: a) casi borderline considerati non avere CCSVI, la prevalenza era del 56.1% nella sclerosi multipla, 42.3% in altre malattie neurologiche, 38.1% nei pazienti con sindrome clinicamente isolata, e 22.7% nei controlli sani; b) casi bordeline esclusi dal calcolo, la prevalenza di CCSVI è stata pari a 62.5% nella sclerosi multipla, 45.8% in altre malattie neurologiche, 42.1% nella sindrome clinicamente isolata e il 25.5% nei controlli sani.
I ricercatori non hanno trovato alcuna relazione tra CCSVI e l'età o lo status genetico dei partecipanti, ma hanno trovato che i pazienti con sclerosi multipla progressiva avevano una più alta prevalenza di CCSVI rispetto a quelli con sclerosi multipla non-progressiva ( sclerosi multipla recidivante-remittente ).

Durante l’Annual Meeting - Society for Interventional Radiology ( 2011 ), Kenneth Mandato, ( Albany Medical Center, New York – Stati Uniti ) ha presentato una revisione dei dati di sicurezza di 247 procedure su 231 pazienti con sclerosi multipla, sottoposti a procedure di angioplastica per il trattamento delle vene giugulari interne e azygos ostruita o ristretta.
Questo non era uno studio controllato, ma piuttosto un esame retrospettivo di singoli casi con l’obiettivo di identificare e descrivere gli eventi avversi che si verificano entro 30 giorni dopo la procedura. Nessuna informazione è stata riportata sul fatto che la procedura fornisca sollievo dei sintomi di sclerosi multipla. La procedura è stata eseguita in modo sicuro nel 97% dei casi.
Rimane da definire la selezione dei pazienti, la tecnica e gli esiti dopo questa procedura, compreso il miglioramento dei sintomi e della qualità di vita e la durata della risposta.
Complicanze segnalate includevano: aritmie sostenute cardiache in 3 pazienti nel corso della procedura con 2 su 3 che hanno richiesto ricovero ospedaliero. Uno di questi pazienti, sottoposto a una procedura complessa per trombosi in-stent, ha richiesto una prolungata ospedalizzazione a causa di una cardiomiopatia indotta da stress. Altri 4 pazienti hanno sperimentato immediato restringimento delle vene trattate.
Cefalea transitoria è stata riportata nell’ 8.5%, e dolore al collo nel 15.8%, più della metà dei quali erano stati sottoposti a posizionamento di stent.

Un piccolo studio controllato, pubblicato nel 2010 su Annals of Neurology, di Florian Doepp ( Università di Humboldt, Berlino - Germania ) e colleghi ha esplorato il flusso di sangue venoso in 56 persone con sclerosi multipla da 7 a 19 anni ( 41 sclerosi multipla recidivante-remittente e 15 sclerosi multipla secondaria progressiva ) e 20 controlli sani.
Sono state impiegate metodiche ad ultrasuoni come indicato da Zamboni, al fine di esaminare in modo più esauriente la dinamica del flusso ematico; è stata estesa la valutazione ad includere il volume del flusso sanguigno e lo stato valvolare in posizione eretta e orizzontale.
I criteri per la diagnosi di CCSVI impongono che un individuo presenti una combinazione di due o più alterazioni venose definite o alterazioni del flusso ematico. I ricercatori hanno riscontrato solo un unico criterio in 10 pazienti e in 4 controlli, non hanno trovato due o più criteri in nessuno dei pazienti o dei controlli.
Tra le possibili ragioni per le differenze tra i risultati dello studio e quelli originariamente riportati da Zamboni, lo studio dei ricercatori tedeschi si è concentrato sulla testa e sulle vene del collo, e non sulle vene del torace che invece erano incluse negli studi di Zamboni.

Su Annals of Neurology ( 2010 ) è stato riportato un report di un piccolo studio di Peter Sundström ( Università di Umeå, Svezia ) e colleghi che ha coinvolto 21 persone con sclerosi multipla recidivante-remittente ( con un intervallo di durata della malattia da 1 a 25 anni ) e 20 controlli sani.
Piuttosto che cercare di replicare gli esami ecografici di Zamboni, sono state esplorate le vene giugulari e il flusso sanguigno utilizzando tecniche di risonanza magnetica in persone sdraiate. In particolare, è stata impiegata la risonanza magnetica a contrasto di fase e l’angiografia a risonanza magnetica a contrasto-intensificato.
Utilizzando la risonanza magnetica a contrasto di fase, non sono state riscontrate differenze significative tra i pazienti e i controlli riguardo allo stato del flusso a livello della vena giugulare, il reflusso di sangue, o di flusso del liquido cerebrospinale. Poiché l'angiografia implicava l’iniezione del mezzo di contrasto nella vena, i ricercatori hanno scelto di condurre l'angiografia MR solo nei pazienti. In 3 pazienti su 21 è stata trovata stenosi delle vene giugulari interne e un ridotto flusso nella vena giugulare.

Nel febbraio 2010, i ricercatori dell’University at Buffalo negli Stati Uniti, hanno comunicato i risultati preliminari dello studio Combined Transcranial and Extracranial Venus Doppler Evaluation. Utilizzando i criteri Doppler sviluppati da Zamboni, lo studio era stato progettato per valutare la prevalenza di ostruzione venosa su 1700 persone arruolate consecutivamente, con sclerosi multipla possibile e/o definita, altre condizioni neurologiche, e controlli sani. Era previsto l’uso della risonanza magnetica cerebrale, e in un sottogruppo, la risonanza magnetica delle vene del collo per verificare i risultati ottenuti con il Doppler.
I risultati riportati si basavano sui primi 500 partecipanti arruolati; di questi, 499 erano eleggibili per l'analisi statistica. Un totale di 289 persone soffriva di sclerosi multipla, la maggior parte presentava la forma recidivante-remittente; i controlli sani erano 163, e 21 persone erano affette da sindrome clinicamente isolata, e 26 presentavano altre malattie neurologiche.
I risultati della scansione Doppler sono stati riportati utilizzando cinque criteri specifici che influenzano il flusso ematico venoso; i pazienti che hanno incontrato almeno due dei criteri sono stati considerati presentare insufficienza venosa cronica cerebrospinale.
I risultati preliminari sono risultati interessanti; il 56.1% della coorte sclerosi multipla ha soddisfatto i criteri per CCSVI, così come il 22.7% dei controlli sani, e il 42.5% delle persone con altre malattie neurologiche.

In un piccolo studio in aperto di Zamboni e colleghi ( J Vasc Surg 2009 ) è stata valutata la sicurezza e gli esiti precoci della chirurgia vascolare ( angioplastica transluminale percutanea ) in 35 soggetti con sclerosi multipla recidivante-remittente, 20 con sclerosi multipla progressiva secondaria, e 10 con sclerosi multipla progressiva primaria.
Sono stati riportati alcuni effetti positivi che hanno suggerito la necessità di eseguire studi clinici controllati per determinare meglio la sicurezza e le potenzialità di questa procedura.
I ricercatori hanno notato che dopo l'intervento chirurgico con la dilatazione del palloncino, il 47% delle vene giugulari interne è ritornato ad avere un ridotto flusso ematico.

In uno studio pubblicato nel 2009 sul Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry, Zamboni e colleghi hanno valutato le anomalie del deflusso del sangue nelle principali vene che drenano dal midollo spinale e dal cervello al cuore in 65 persone con diversi tipi di sclerosi multipla, rispetto a 235 persone che erano sane o che avevano altri disturbi neurologici. ( Xagena2011 )

Fonte: National MS Society, 2011


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