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I sanguinamenti cerebrali con i nuovi anticoagulanti orali sono spesso mortali: mortalità a 90 giorni pari al 28%


Uno studio coordinato da ricercatori dell’University of Heidelberg in Germania, ha trovato che le emorragie cerebrali che si verificano nei pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti orali ( NOAC ) sono risultate associate ad elevati tassi di mortalità e di invalidità.

In un'analisi di 61 pazienti consecutivi con diagnosi di emorragia intracranica dopo trattamento con nuovi anticoagulanti orali, gli esiti sfavorevoli sono risultati comuni e la perdita di sangue totale è risultata simile a quella tipicamente osservata nelle emorragie intracerebrali associate al Warfarin ( Coumadin ).

La mortalità totale a 90 giorni è stata del 28% e, tra i sopravvissuti, circa due terzi hanno evidenziato effetti negativi persistenti e clinicamente significativi.

Più della metà ( 57% ) dei pazienti sono stati trattati con un fattore di coagulazione del sangue utilizzato per invertire l’effetto del Warfarin, ma il trattamento non ha avuto un effetto statisticamente significativo sul sanguinamento o sui risultati.

Sono necessari studi prospettici di maggiori dimensioni per determinare se la somministrazione precoce di antidoti specifici siano in grado di migliorare la prognosi di emorragia intracerebrale associata ai nuovi anticoagulanti orali.

Recentemente è stato approvato Idarucizumab ( Praxbind ) per invertire l’azione anticoagulante di Dabigatran ( Pradaxa ), e altri trattamenti di inversione per gli altri anticoagulanti orali sono all'orizzonte.

L'analisi dei dati del sottostudio ICH ( intracranial hemorrhage ) di RASUNOA ( Registry of Acute Stroke Under New Oral Anticoagulants ) ha riguardato 61 pazienti consecutivi trattati presso 38 Stroke Unit in tutta la Germania nel periodo 2012-2014 per emorragia intracerebrale associata a nuovi anticoagulanti orali.
Venticinque dei 61 ( 41% ) pazienti con emorragia intracerebrale associata a NOAC erano donne, e l’età media dei pazienti era di 76.1 anni.
Al momento del ricovero presso la Stroke Unit, il punteggio mediano NIHSS era pari a 10 e il volume medio dell'ematoma al basale era 23.7 mL.

Dall'analisi è emerso che:

nei pazienti con imaging sequenziale, l’espansione dell’ematoma di una certa consistenza si è verificata nel 38% ( 17 su 45 ) dei pazienti;

nuove o maggiori emorragie intraventricolari si sono verificate nel 18% dei pazienti ( 8 su 45 );

la mortalità complessiva è stata del 28% ( 17 su 60 [ mancanza di dati di follow-up in 1 paziente ] ) a 3 mesi, e il 65% ( 28 di 43 ) dei sopravvissuti avevano un esito sfavorevole ( punteggio alla scala Rankin modificata, 3-6 );

Complessivamente, il 57% ( 35 su 61 ) dei pazienti ha ricevuto concentrati complessi di protrombina, senza effetti statisticamente significativi sulla frequenza di espansione dell’ematoma ( 43% [ 12 su 28 ] per concentrato di complesso protrombinico contro il 29% [ 5 di 17 ] per nessun concentrato di complesso protrombinico ( P=0.53 ), o al verificarsi di un esito sfavorevole ( odds ratio, OR=1.20; IC 95% 0.37-3.87; P=0.76 ).

Come per l’emorragia intracranica associata agli antagonisti della vitamina K, il sanguinamento prodotto dalla emorragia intracranica con i nuovi anticoagulanti orali è spesso un graduale e prolungato stillicidio a differenza della emorragia intracranica da causa ipertensiva.

I pazienti che hanno ricevuto nel corso dello studio un concentrato di complesso protrombinico tendevano ad avere più gravi deficit clinici, nonché emorragia profonda e più recente utilizzo degli anticoagulanti orali rispetto ai pazienti non-trattati con un concentrato di complesso protrombinico. ( Xagena2015 )

Fonte: JAMA Neurology, 2015

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