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Effetti a lungo termine della prevenzione secondaria sulla funzione cognitiva nei pazienti con ictus


Esistono pochi dati di follow-up a lungo termine sull'impatto di terapie adeguate di prevenzione secondaria sulla funzione cognitiva dopo un primo ictus.
Uno studio si è posto l’obiettivo di determinare l'effetto della prevenzione secondaria degli eventi vascolari sulla funzione cognitiva dopo l'ictus.

Sono stati raccolti dati tra il 1995 e il 2011 ( n=4.413 ) dal South London Stroke Register ( Gran Bretagna ), che comprende una popolazione multietnica di 271.817 abitanti, aggiustati per lo status di funzione cognitiva a 3 mesi, le caratteristiche demografiche e socio-economiche, il sottotipo di ictus, i fattori di rischio vascolari, la disabilità e la recidiva di ictus.

Nei pazienti con ictus ischemico senza una storia di fibrillazione atriale c'è stata una riduzione del rischio di decadimento cognitivo associato con l'uso di diversi trattamenti di prevenzione: a) antipertensivi ( rischio relativo, RR=0.7 per i diuretici; RR=0.8 per gli ACE-inibitori; RR=0.7 per la loro combinazione ); b) combinazione di Acido Acetilsalicilico ( Aspirina ) e Dipiridamolo ( RR=0.8 ); c) statine ( RR=0.9 ), quando clinicamente indicato.

Sono stati osservati anche effetti protettivi contro il deterioramento cognitivo nei pazienti trattati con la combinazione di farmaci antipertensivi, agenti antitrombotici e farmaci ipolipemizzanti ( RR=0.55 ).

Nessuna associazione significativa è stata notata tra decadimento cognitivo post-ictus e antipertensivi nei pazienti con ictus emorragico.

In conclusione, una adeguata gestione del rischio vascolare è risultata associata a una riduzione del rischio a lungo termine di deterioramento cognitivo.
Dovrebbe essere incoraggiata una ottimale terapia farmacologica preventiva e di gestione dei fattori di rischio vascolare. ( Xagena2013 )

Douiri A et al, Circulation 2013; 128: 1341-1348

Neuro2013 Farma2013


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